Reazione al fuoco e Resistenza al fuoco: differenze normative e implicazioni nei sistemi a secco termoacustici

Negli ultimi anni la sicurezza antincendio è diventata uno dei temi centrali nella progettazione edilizia, soprattutto quando si parla di sistemi a secco, pareti in cartongesso, contropareti e controsoffitti con isolamento termoacustico.

Sempre più spesso nei capitolati tecnici viene richiesta la classificazione A1 o A2 secondo EN 13501-1 per tutti i materiali impiegati, anche quando questi sono inseriti in intercapedine e non direttamente esposti al fuoco, è un approccio comprensibile dal punto di vista prudenziale, ma non sempre corretto sotto il profilo normativo e tecnico.

Per evitare errori progettuali è fondamentale comprendere in modo chiaro la differenza tra reazione al fuoco e resistenza al fuoco, soprattutto quando si parla di pannelli fonoisolanti, lana di roccia e sistemi stratigrafici certificati.

Reazione al fuoco: comportamento del singolo materiale

La reazione al fuoco, disciplinata dalla EN 13501-1, descrive il comportamento di un materiale quando viene investito da un principio di incendio, le Euroclassi, dalla A1 alla F, indicano quanto il materiale contribuisca alla combustione, quanta quantità di fumo produca e se rilasci gocce o particelle incandescenti, si tratta però di una prova eseguita sul prodotto singolo, isolato dal contesto costruttivo.

Questo significa che un pannello in lana di roccia classificato A1 o un materiale fonoisolante con elevata prestazione di reazione al fuoco non determinano automaticamente la resistenza al fuoco della parete in cui sono inseriti. La reazione al fuoco misura il comportamento del materiale, non la capacità dell’elemento edilizio di mantenere stabilità, tenuta e isolamento termico per un determinato tempo, è una differenza sostanziale, spesso sottovalutata.

Resistenza al fuoco: prestazione del sistema completo

La resistenza al fuoco, regolata dalla EN 13501-2, riguarda invece l’elemento costruttivo nel suo insieme, la classificazione REI 60, REI 90 o REI 120 non nasce dalla somma delle classi dei singoli materiali, ma da una prova di laboratorio eseguita sull’intero sistema stratigrafico.

Nel caso di una parete a secco, la prestazione dipende dalla combinazione tra struttura metallica, configurazione delle lastre in cartongesso, spessori, eventuale materiale isolante inserito in intercapedine e modalità di assemblaggio. È la prova sul sistema completo che determina la capacità portante, la tenuta ai fumi e alle fiamme e l’isolamento termico per un determinato intervallo temporale.

Questo è il punto chiave: la certificazione REI appartiene al sistema, non al singolo pannello.

Il ruolo dell’isolante in intercapedine: acustica, termica e comportamento al fuoco

Nei sistemi a secco per isolamento acustico e termico, il materiale inserito in intercapedine svolge una funzione tecnica ben precisa, migliora l’abbattimento del rumore aereo, contribuisce al controllo delle vibrazioni, aumenta l’isolamento termico e favorisce l’equilibrio termoigrometrico della stratigrafia.

Non è però la superficie direttamente esposta al fuoco, in caso di incendio, le prime sollecitazioni riguardano le lastre di rivestimento e la configurazione strutturale del sistema, l’isolante lavora in uno spazio confinato e contribuisce alle prestazioni globali, ma non determina da solo la classificazione REI.

Richiedere in modo indiscriminato la massima Euroclasse per ogni componente, senza distinguere tra superficie esposta e materiale confinato, può portare a prescrizioni tecnicamente imprecise e talvolta sproporzionate rispetto alla reale funzione del materiale.

Nel caso di pannelli fonoisolanti evoluti o di lana di roccia ad alte prestazioni, è corretto valutarne la compatibilità con il sistema certificato, ma è il pacchetto completo a dover essere testato e validato in laboratorio.

Un errore frequente nei capitolati tecnici

Sempre più spesso si leggono formulazioni generiche che impongono la classe A1 o A2 a tutti i materiali impiegati nella parete o nel controsoffitto. Questo approccio nasce da un’esigenza di sicurezza, ma non distingue tra reazione al fuoco del singolo prodotto e resistenza al fuoco dell’elemento costruttivo.

Dal punto di vista normativo, ciò che garantisce la sicurezza antincendio dell’edificio è la prestazione certificata del sistema nella sua configurazione reale, non la somma aritmetica delle classi dei singoli componenti.

Un sistema a secco certificato REI è tale perché è stato sottoposto a prova completa. Sostituire o modificare un componente senza verificarne la compatibilità con la stratigrafia testata può compromettere la validità della certificazione.

Cosa deve essere realmente certificato

Qui sta il punto centrale.

Non è il pannello fonoisolante singolarmente considerato, né il solo pannello in lana di roccia, a dover “fare” la resistenza al fuoco, la prestazione REI deriva dall’insieme composto da struttura metallica, materiale isolante termoacustico, lastre in cartongesso e configurazione certificata.

È il sistema completo che deve essere provato e certificato.

Confondere la reazione al fuoco del materiale con la resistenza al fuoco dell’elemento edilizio significa semplificare eccessivamente un tema tecnico complesso, con il rischio di compromettere sia l’analisi progettuale sia l’equilibrio tra sicurezza, isolamento acustico ed efficienza energetica.

Conclusione: progettare in modo corretto significa progettare il sistema

Un approccio professionale alla sicurezza antincendio nei sistemi a secco non può prescindere da una visione sistemica, occorre distinguere con precisione tra comportamento del singolo materiale e prestazione dell’elemento costruttivo, verificare le prove di laboratorio, rispettare le configurazioni certificate e integrare correttamente isolamento acustico, isolamento termico e sicurezza al fuoco.

La vera domanda non è se il singolo pannello sia certificato, ma se il sistema completo lo sia, ed è su questo che si gioca la qualità tecnica di un progetto.

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